Pittura - Bibliografia e Antologia Critica
CATALOGO MOSTRA PERSONALE
PALAZZO NAVA
2005-2006
Volti, anime, paesaggi…, locandina [mostra personale, Gussago (BS), Palazzo Nava, 28 dicembre 2005 –17 gennaio 2006].
GIORNALE DI BRESCIA
2006
Bonera inquieto, inserto del «Giornale di Brescia» intitolato «Brescia più», [recensione della personale – 28/12/2005-17/01/2006 – a Gussago (Brescia) in Palazzo Nava], 12 gennaio 2006.
Gussago – Alberto Bonera: volti, anime, paesaggi. Fino al 17/1 (ore 15-17, info 030381266), in palazzo Nava, via Nava 34, dipinti del bresciano (1950), più noto per «uscite» come compositore per pianoforte. Sembra attingere idealmente a certo clima d’ardore tardo-romantico, con tratti mobili guizzanti, specie d’area tedesca dell’ultimo Ottocento, ma misti all’asprezza ruvida e alla pesantezza snervata di certo nostro realismo novecentesco. Al fondo s’intuisce il bisogno di liberare il colore da un ordine opprimente, anche burocratico, sociale, ma altrettanto privato, nella solitudine dell’uomo. Nei volti (ritrae anche pianisti: Pogorelich, Rachmaninov, Bogino…) cerca presagi d’anima e di destino (foto: autoritratto allo specchio), ma anche i nudi sono arsi e inquieti, tra naturalismo denso e simbolismo assorto, in una materia abbreviata e pastosa, portata a modi movimentati. I paesaggi, specie gli industriali, sono di struggimento melanconico, in luci terrose, drammatiche.
BRESCIAOGGI
2006
GIAN BATTISTA MUZZI, «Bresciaoggi», lunedì 2 ottobre.
Nota n. 1 → Il quotidiano riporta due interviste ad Alberto Bonera sui temi della musica, della pittura, della filosofia e con alcuni cenni riguardanti la sua biografia (inclusa la giovanile attività di imitatore di successo).
Nota n. 2 → Il testo integrale di entrambi gli articoli è consultabile nel capitolo “Interviste”.
Nota n. 3 → Gian Battista Muzzi, autore dei due articoli, li raggruppò e li ripropose (con il titolo “Alberto Bonera – L’imitatore filosofo”) in un unico testo nelle pagine 122-134 del volume «Tipi Bresciani – Estro e passione», edito nel dicembre 2006 a Roccafranca (BS) da “La Compagnia della Stampa Masselli Rodella Editori”.
PIEGHEVOLE MOSTRA PERSONALE
CHIESA SS.FILIPPO E GIACOMO
2007
Volti, anime, paesaggi…, locandina [mostra personale, Gussago (BS), Palazzo Nava, 28 dicembre 2005 –17 gennaio 2006].
CATALOGO MOSTRA PERSONALE
CHIESA SS.FILIPPO E GIACOMO
2007
GIORNALE DI BRESCIA
2007
TONINO ZANA, Le armonie rinascimentali di Alberto Bonera, intellettuale eclettico ancorato alla sua terra, in «Giornale di Brescia», pag. 13. giovedì 1 febbraio 2007.
Oggi, alle 18, nella ex chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, in via Battaglie 61, espone Alberto Bonera. La mostra rimarrà aperta fino al 20 febbraio, dalle 15,30 alle 19,30, (lunedì chiuso).
In un pieghevole prèt à porter, umile e distratto, Alberto Bonera colloca alcuni dobloni del suo profondo scrigno letterario-esistenziale, poiché per lui arte e vita si intrecciano e si propongono in prosa e poesia, in note musicali e filosofiche, delineando una personalità rinascimentale, a giorni alterni, spaesata e docente alle nostre stagioni dalle false sicurezze e dalle improbabili genialità corali. Bonera è pianista, compositore, filosofo e pittore, scegliendo, inizialmente, la via maestra dell’armonia, delle meditazioni sentimentali al pianoforte e uscendo, gradualmente, all’uso della pittura.
I talismani curativi nel pieghevole, le essenze terapeutiche all’apprensione di apparire, Bonera, dunque, le affida a Heidegger, «All’essere appartiene un luminoso nascondersi», al Salmo 84,8, «Coloro che passano per la valle del pianto la trasformano in sorgente», al crepuscolo di Pascoli, «Il sogno è infinita ombra dal vero», al Paradiso di Dante, «… Come lume riflesso… mi parve pinta della nostra effige», a Baudelaire, «E’ il poeta in terra un esule, cui l’ali da gigante vieta di camminare». Basterebbero questi indizi e la materia delle tele, inizialmente dislavata e man mano grumosa e calibrata, a seconda che si sia formata in un tempo frustrante, ribelle sui comignoli della prima rivoluzione industriale e delle agitazioni giovanili sessantottine, per denunciare l’anima doverosamente inquieta di un intellettuale solitario. Basterebbe unire i vertici del triangolo dei soggetti di Bonera, il paesaggio, il nudo, il ritratto per fissare la rivendicazione del reale come verità, la natura rispettabile nelle linee viste, certificate e condivise nei millenni, alla repulsione di quanto è impalpabile e ambiguamente percepito, insomma all’equivoco tra bello e suggestivo, tra incomprensibile e adattabile a modismo e alle piccole grandi eversioni contro natura e normalità del vivere. E’ innegabile, ormai, il modulo eversivo replicato in cento modi da una certa falsa arte dell’astratto; eversione intesa come disordine pattuita tra ideologie storicamente perdute e ora travestite di disperazioni personali, che seminano il vuoto e vendemmiano il nulla. Cos’è una tela e basta, un’opera d’arte?
Alberto Bonera, perciò, rivendica un realismo concettuale, la passione per l’uomo nella lettura a fondo dell’anima per il mezzo dei ritratti, un rispetto pudico per la donna di carne e di idillio, di madre e di amica futura per il tramite della sua linea edenica, il suo essere perpetuamente Eva, il paesaggio mutante del nostro Novecento, la città industriale e il paese della campagna, la ricreazione estetica e storicizzata della nostra bresciana venezianità, che è, probabilmente, il liquido consegnato dalla grande Repubblica marinara al suo ultimo entroterra, un capriccio di fiume e di fosso, teso a riunirsi in una cartolina di Chioggia. Bonera cattura un rosa post tiepolesco, lo gronda, brescianamente, sui muri, secondo lo stile migliore nostrano, che è una certa misura, (democratica?), di rispettare le cose, il giusto colore a tutto, come fosse il cibo di famiglia.
Andrea Mina, l’avvocato e una banda di amici si coccolano l’artista, conosciuto a Brescia come un irregolare, un talento con cui imbastire un sorriso e un ragionamento. Però, rimediabilmente, anarcoide. Adesso, con questa mostra, dice qualcosa oltre la mostra. Pare, anche, l’acquisto di una nuova veste, l’addio al chiuso, la voglia matura di andare in piazza. Con pianoforte, tavolozza, testi classici e una propulsione brescianissima e unica a studiare l’altro, a ripescarne il timbro di voce, a calcolare la firma del viso nella piega delle labbra. Come chi parla di sé, imitando la sua città.
GIORNALE DI BRESCIA
2008
TONINO ZANA, Fino al 29 marzo, nella sala Piamarta, in via San Faustino, i nuovi dipinti del pittore bresciano – Bonera, la figura come sigillo dello Spirito, in «Giornale di Brescia», pag. 31, giovedì 27 marzo 2008.
La sala Piamarta, a fianco della chiesa di San Faustino, è di una grandezza impegnativa, con un vuoto, tra parete e parete e un’altezza che esigono un ospite capace di disegnare, riempiendo l’aria e di pregare, entrando in armonia col sito.
Il parroco don Arnaldo Nolli conserva la sala Piamarta con la gelosia dello Spirito, la presta eccezionalmente. L’ha ribadito il giorno dell’inaugurazione: «Il messaggio di Alberto Bonera è il messaggio delle nostre radici e quindi ciò che si vede qui è dentro la nostra storia. È bello che questo mondo di varie culture, che ci passa davanti, in via San Faustino, incuriosito dall’esposizione e dall’andirivieni, possa entrare e ammirare il nostro cammino di uomini e di fedeli, la nostra storia e la nostra fede, lo Spirito e l’Arte…».
Alberto Bonera espone fino al 29 marzo, dalle 17 alle 19.30. Espone il riscatto della figura nella storia dell’arte e della santità, affronta il passaggio radicale del mestiere, sceglie di andare incontro alla tradizione nella storia dell’arte e nella storia delle religioni. Alza il vessillo del segno e del verbo contro il vessillo stinto dell’ignavia contro la schiera larga che si nasconde nell’indistinta e ricopiata astrazione.
Denuncia i pericoli di ciò che si assolutizza nella nicchia personalistica, contribuendo alla formazione di una nuova babele del linguaggio. Rifiuta di titolare le genialità della profezia religiosa, dell’eccellenza musicale e pittorica con formule confuse, con allusioni doppie e sceglie la figura, chiara e netta per trattare l’origine e il destino della persona. Qui, nella sala Piamarta, riappare il sapore impegnativo di un patto orizzontale tra noi e verticale con Dio.
Bonera chiama a raccolta la profezia della Bibbia, l’eccellenza delle arti musicali, letterarie e pittoriche, sceglie il genio come figlio diretto del Signore che è nei cieli e entra nel dipinto con una coraggiosa e stuzzicante custodia dell’opera sotto forma di autoritratto.
Lui, Alberto Bonera, si autoritrae sulla testa di ogni dipinto. Una volta è serioso, un’altra volta civetta e un’altra, ancora, sembra atteggiarsi a un’innocente disobbedienza. E’ uno che è stato nell’ultimo banco per qualche ora, conoscendo il migliore luogo e l’aspirazione di sedere nel banco vicino al maestro.
L’uso della materia è deciso, la scelta di colpire il punto espressivo supera l’esigenza della linea, l’impianto particolare e generale della mostra aspira a un ossigeno di solennità. E ci riesce. Non poco.
GIORNALE DI BRESCIA
2008
TONINO ZANA, Natura morta e Imu nel tratto cromatico sicuro di Alberto Bonera, in «Giornale di Brescia».
Se l’Imu la prende in mano un artista, la ridicolizza e la traduce in arte. La bella pittura e la tassa cattiva, opportunamente messe di fronte l’una all’altra con l’ironia salutare del pittore, alchemicamente, s’illuminano della parte buona, rigettano le scorie, si purificano nell’ottimo dipinto visibile qui [Ndr: assieme all’articolo, nel quotidiano è pubblicata una “Natura morta” dell’artista]. Imu via, avanti la natura cromatica.
Alberto Bonera, umanista in tempi disumani, igienista contro il brutto in stagioni brutali, personaggio di pace, compositore musicale, direttore, pianista, docente e pittore, prende l’Imu e la depone in una natura morta. La mette lì, eretta fintamente e in verità già distrutta dalla morale leggera dei limoni di Montale, degli asparagi di Bernanos – ricordate la cucina nella sagrestia? – della melanzana tritata nelle trincee bestiali della Prima guerra mondiale narrata da Emilio Gadda e la fa silentemente a pezzi.
L’Imu a fettine, l’Imu perfino minacciata da un libro apparentemente inerte messo lì accanto alle verdure con l’astuzia dell’intelligenza fine del prof. Bonera. Il libro potrebbe essere un testo giuridico in cui il Settecento illuministico ci assicura dell’illegittimità dell’Imu, di un colpo di mano contro un popolo inerme. La natura morta anti Imu del nostro amabile professore – amabile per molteplicità d’interessi e per generosità umana, amabile per l’armonia di unire solitudine e compagnia in un equilibrio raffinatamente e soffertamente ristretto, amabile per bravura estetica – è una natura viva, un inno di ribellione artistica. Di pace, di arte, di un’estate inquietamente immobile.
PIEGHEVOLE MOSTRA PERSONALE
ASSOCIAZIONE ARTE E CULTURA
2010
Alberto Bonera, locandina [mostra personale organizzata dall’Associazione Arte e Cultura a Monticelli Brusati (BS), in Villa Baiana; inaugurazione 3 ottobre 2010].
CATALOGO MOSTRA PERSONALE
GALLERIA AAB
2014
PAOLO BOLPAGNI, «Nescio quid. Metastrutture», catalogo [mostra personale, Brescia, Galleria AAB, 18 ottobre – 5 novembre 2014], illustrazioni a colori: 28 dipinti.
Alberto Bonera. Pittura (e musica) tra continuità e divenire
Gli incroci, le contaminazioni, i rapporti, le ibridazioni tra musica e pittura sono storicamente innumerevoli. Se ne potrebbe enucleare una specifica branca degli studi, al confine tra aree disciplinari, sul discrimine fra media diversi. Vi sono peraltro casi in cui la relazione inerisce direttamente alla sfera operativa del singolo. Basti citare, tra i nomi di grandi musicisti che si dedicarono anche alle arti visive, quelli di Felix Mendelssohn-Bartholdy, che era un sensibile acquerellista; del lituano Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, oggetto di recente rivalutazione; di Arnold Schönberg, autore di un gruppo compatto di terribili tele espressioniste; di Paul Hindemith, notevole disegnatore. Pure arrivando ad anni più recenti, gli esempi non mancano, dal pianista russo Svjatoslav Richter alla cantante Brigitte Fassbaender, dai compianti Francesco Pennisi e Giorgio Gaslini a Daniele Lombardi, Gilberto Cappelli, Antonio Ballista.
All’inverso, molti pittori, nel corso della storia, sono stati abili musicisti: Vasari, nel Cinquecento, scrive della bravura di Leonardo con la lira, di Giorgione con il liuto, di Benvenuto Cellini con il flauto; e poi, procedendo mano a mano in avanti, sappiamo di Tiziano, di Sebastiano del Piombo, di Salvator Rosa, di Ingres, di Delacroix, di Redon, di Matisse, Kandinskij, Klee. Spesso la pratica musicale di questi artisti era per così dire hobbistica (il modo di dire francese “violino di Ingres” indica proprio una passione coltivata parallelamente all’attività professionale principale), ma talvolta le due vocazioni convivevano con quasi pari intensità: pensiamo a Paul Klee, che fu a lungo indeciso fra intraprendere la carriera dello strumentista o quella del pittore, o ad Alberto Savinio, personaggio multiforme e poliedrico quant’altri mai nel suo essere pianista, compositore, artista, scrittore, giornalista.
Insomma, che un musicista si dedichi anche a colori, pennelli e matite (o viceversa) non è certo una regola, ma nemmeno un’eccezione. Il che vale a imprescindibile premessa nel presentare la singolare operatività, sfaccettata ed eclettica, di Alberto Bonera: docente di filosofia, autore di due concerti per pianoforte e orchestra, di Klavierstücke dall’accento lirico e fantastico, di un imponente Requiem… (una produzione che sviluppa il lascito della modernità primonovecentesca con sbrigliata libertà); e, lo riscontriamo nell’occasione attuale, pittore appassionato e intenso.
Tipico del suo atteggiamento creativo è il guardare alla storia: non la rottura con il passato o la ricerca della novità linguistica a ogni costo, ma la rielaborazione e riflessione sul sostrato culturale, visivo e sonoro della nostra identità europea. C’è consapevolezza, e c’è orgoglio di andare un po’ controcorrente, di sottrarsi alla logica dell’opposizione fra modernismo e antimodernismo, per citare categorie care soprattutto alla critica anglosassone. Gioca forse, in questo, anche il temperamento di Bonera, sempre vagamente eccentrico e scapricciato, liberissimo nell’accostarsi – tanto in musica, quanto in pittura – a ben riconoscibili forme, impianti compositivi e stilemi con un tratto disinvolto e “ghiribizzoso”, che lo riscatta dal rischio del citazionismo o del rifacimento.
Questa mostra ci presenta gli esiti più recenti della sua produzione artistica, che potrebbe stupire chi ne conosca il percorso precedente, ma in realtà segue una linea di coerente evoluzione nella continuità; se prima i riferimenti andavano a certo de Chirico, a Sironi, a tonalismi novecentisti, ora domina l’idea di una struttura che, pur partendo dal dato reale, va in direzione di un’interpretazione aniconica, di una trascrizione tendenzialmente astratto-informale – molto coinvolta sul piano emotivo – dei dati sensoriali. Tuttavia permangono cromie memori delle esperienze pregresse, accordate su colori perlopiù bassi, entro cui emergono accensioni improvvise e perciò tanto più pregnanti.
La parentela espressiva che risalta maggiormente evidente, nelle ultime opere di Bonera, è con alcuni pittori che all’inizio degli anni Cinquanta militavano in Italia nel Gruppo degli Otto, in particolare Renato Birolli, ma anche Afro e Antonio Corpora, e inoltre Bruno Cassinari. E quindi l’eredità d’impianto neocubista, la gestualità derivata dall’action painting statunitense, le modulazioni tonali, la concentrazione soggettiva di matrice esistenzialista. L’impronta però non è univoca, sia perché l’autore guarda a quegli esempi del passato con libertà e spirito inventivo, sia per una capacità esplorativa che lo porta a sperimentare almeno tre tipi di soluzione compositiva. In taluni lavori, infatti, l’immagine è costruita attraverso la dialettica tra un “organismo” fluido e curvilineo, spesso plurilobato, posto in primo piano (traccia o retaggio di un principio di “natura morta”) e uno sfondo nel quale va attenuandosi via via la densità che troviamo al centro dell’opera, pur in una sostanziale continuità cromatica. In altri casi la struttura è più netta, dura, geometrica, con forti pennellate nere che scandiscono lo spazio con fare sintetico, creando un’originale fusione di suggestioni informali e rigore costruttivo di marca sironiana. Infine, un ulteriore indi rizzo di ricerca è costituito da quelle opere che paiono quasi configurarsi a mo’ di “deflagrazioni pittoriche”, di palese impatto gestuale, con un nucleo materico dai colori chiari e caldi (frequenti i rossi e gli arancioni) che si espande con moto centripeto verso un’area circostante caratterizzata da toni scuri e drammatici, che talvolta sembrano evocare le atmosfere conflittuali e drammatiche di un Vedova.
L’impressione generale che se ne ricava è di una pittura colta nell’istante del suo generarsi, vitale e palpitante, non aliena da una teatralità nient’affatto scontata, che non è forse peregrino porre in relazione con il carattere improvvisativo e rapsodico di certe soluzioni musicali amate da Bonera, Ché le arti sorelle, si sa, usano linguaggi diversi, ma, come diceva Goethe, scaturiscono dalla stessa fonte.
CATALOGO MOSTRA PERSONALE
DOLCEVITA GALLERY
2014
EGIDIO MARIA ELEUTERI, «ASTRO-LOGIE. Liriche visioni», catalogo [mostra personale, Roma, dolceVita Gallery, 9-17 marzo 2018], illustrazioni a colori: 30 dipinti.
Testo, intitolato L’arte come sinfonia → Larghe, intense, vibranti e solenni sono le tracce che Alberto Bonera lascia sulla tela. Una costruzione pittorica mai semplicistica od elementare, ma rigorosamente creativa e viva; immersa in un piacevole racconto in cui vive un cromatismo veloce e sicuro. Osservando le opere di Alberto Bonera, che ricordo laureato in filosofia e musicista professionista, si comprende come questo maestro riesca a coniugare con rigore accademico il difficile connubio tra operatore delle arti visive e operatore della musica e della composizione.
La primaria matrice musicale allacciata ad un mondo classico e romantico fa sì che nei suoi dipinti traspare una melodia ed un’armonia creativa che lo conduce, inconsapevolmente, a dipingere delle opere strettamente legate ad una intonazione dal sapore lirico. Alcune volte sono trascrizioni per immagini di una passione legata ad una visione che risente delle ansie di Mozart, della forza di Beethoven, della leggerezza di Debussy, della ricercatezza di Sgambati. In questi suoi quadri vi è la conclusione di un viaggio. Un lungo viaggio che inizia sulla tela dove il suo stato ansioso creativo lo porta a trasmettere, muovendosi istintivamente tra materia cromatica, luce e l’emozione del ricordo, quell’armonia che è il racconto pittorico. Al termine del cammino la tensione si placa, i colori hanno descritto la loro storia, la luce inonda l’opera e il quadro si intende finito. Nel suo percorso artistico Alberto Bonera è alla continua ricerca della descrizione di una musicalità che non è mai ripetitiva, ma è una continua ricerca di un qualcosa che dal profondo dell’anima, viene in superficie con toni larghi e veloci, che narrano in un gioco di luci e di colore la bellezza della tradizione e della classicità. I suoi quadri sono un gioco armonioso che esalta quella vivificazione di un grande concerto. In questi dipinti si delinea una realtà intangibile del tempo e dello spazio. Traspare la sensazione di una bellezza profonda, ardente, plastica, degna di una attenzione riverente che va in contrasto con l’attuale atmosfera che viviamo. Questa atmosfera decadente ed ignobile fa sì che la bellezza, la classe, la memoria storica, il rispetto, il ricordo della grandezza del passato viene non solo dimenticata e non accettata, ma che vuole condurre, sempre più velocemente, verso una omologazione dei gusti, del vivere miserabile e tragico, dove si vuole che non esista più un rispetto verso le istituzioni, verso il corretto vivere, avere il piacere di essere borghesi. Una inaccettabile atmosfera che vuole distruggere le nostre radici, millenni di storia e di civiltà per sostituire la cultura, i libri, la musica, la creatività con un mondo fatto di dozzinali e false notizie sulla storia, sull’economia che vorrebbe tramutare la nostra attuale quotidianità in una società di caffè presi in fretta, di trilli di telefonini, di ricerca affannosa di posteggi per automobili, di bicchieri di alcolici bevuti in strada. Un grazie ad artisti come Bonera che ci permettono con le loro opere di avere momenti di riflessione per invitarci ad amare le cose che hanno il sapore del tempo, per combattere decisamente questo mondo meticcio e senza cultura.
Suonate, suonate, suonate, anche nel deserto qualcuno ascolterà.
PUBBLICAZIONE
MOSTRA PALAZZO BARONALE CALCATA – VT
2018
«Calcata – Palazzo Baronale Anguillara / Prima Biennale Emergenti», catalogo [mostra collettiva, Calcata (VT), Palazzo Baronale Anguillara, 25 aprile – 2 maggio 2018] a cura del Dipartimento Arti Visive e Spettacolo, edizioni Millenium, 2018.
Intellettuale di spicco, laureato in filosofia oltre che pittore affermato è un noto musicista professionista e compositore. L’intensa ricerca nel campo della pittura lo ha portato ad operare, con notevole capacità, sia nel campo figurativo che in quello informale. Ha esposto a Brescia, alla Montina di Monticelli Brusati, alla Sala dei Disciplini di Castenedolo, alla Biennale del Ferro, ha vinto il II Premio al Concorso di Pittura Ottavio Prestini e recentemente ha esposto in una personale alla Galleria Dolce Vita di Roma. Attualmente il critico di riferimento è il prof. E. M. Eleuteri ed è tra i pochissimi artisti dei “Segnalati Eleuteri”.
MONOGRAFIA
2022
Il volume (176 pagine) rende conto – per la prima volta – di tutta l’attività del maestro; infatti, affianca all’analisi della sua vicenda artistica e dello sviluppo della relativa poetica, l’elenco dettagliato dei 26 concerti nei quali sono risuonate le note delle sue composizioni e degli spazi espositivi che hanno ospitato i suoi dipinti, gli scritti dei critici che si sono occupati del suo lavoro e una bibliografia completa per ricapitolare un percorso di vita interamente intrecciato all’arte. Il tutto, completato con le immagini di 89 dipinti (74 riproduzioni sono a colori in piena pagina e coprono tutto l’excursus dell’autore; le rimanenti 15 sono in bianco e nero e sono dedicate ai ritratti dei protagonisti del mondo musicale), con numerosi scritti dell’artista (una miscellanea di 11 riflessioni sulla musica ed uno zibaldone con 24 testi riguardanti argomenti vari) ed infine con tutte le informazioni connesse agli 8 compact disc nei quali il compositore ha registrato la propria musica.
Il volume ha l’indubbio merito di porre finalmente a fuoco il multiforme lavoro di un eclettico
personaggio che era a tutt’oggi privo di una documentazione organizzata che consentisse di porlo in una giusta luce.
GIORNALE DI BRESCIA
2022
«Excursus» lungo la musica e l’arte di Alberto Bonera – La carriera – Venerdì 7 all’Aab la presentazione del libro curato da Gianito Pellarini, in «Giornale di Brescia», mercoledì 5 ottobre.
«Alberto Bonera – Excursus artistico». Si intitola così un libro che mette a fuoco «il multiforme lavoro di un eclettico personaggio che era a tutt’oggi privo di una documentazione adatta a farlo conoscere». Lo ha curato Gianito Pellarini e già il contesto del «debutto» pubblico è tale da confermare l’affermazione. Il volume, infatti, verrà presentato venerdì prossimo, 7 ottobre, alle 18, nella sede dell’Associazione Artisti Bresciani, in vicolo delle Stelle 4. Con Massimo Tedeschi e Dino Santina, rispettivamente presidente e direttore dell’Aab, siederanno lo stesso Pellarini e il critico musicale Bernardino Zappa. L’attore Daniele Squassina leggerà estratti dal libro e la pianista Chiara Rizza suonerà alcuni brani composti da Bonera nella sua lunga carriera.
Alberto Bonera, nato a Brescia nel 1950, si è laureato in Filosofia all’Università di Pavia, ma ha coltivato inoltre fin da adolescente una grande passione per il pianoforte, strumento nel quale si è diplomato al Conservatorio «Luca Marenzio». Così, dopo aver lasciato (dopo circa un ventennio) l’insegnamento di materie letterarie, si è dedicato anima e corpo alla composizione musicale e artistica.
«Excursus artistico» suddiviso in tre parti: musica, scrittura su argomenti vari (Zibaldone e Miscellanea) e pittura.
La prima sezione sottolinea lo stile personale di Bonera, che coniuga l’antico e il moderno. Sono ricordati, in particolare, la prima raccolta pianistica, «Presagi», e i Dies Irae eseguiti a Praga nel 2013, oltre alla dettagliata descrizione dei 26 concerti e degli 8 compact disc delle sue composizioni.«La musica – afferma Bonera – è il linguaggio del pensiero, quindi il mio approccio alla musica è una conseguenza del mio innamoramento del pensiero. Essa dà la possibilità di comunicare qualcosa di assolutamente intimo e personale, come un sentimento e uno stato d’animo, e di tradurlo in un linguaggio che è comunicazione».
Per quanto riguarda la pittura, si può andare alla recensione della mostra (proprio all’Aab) «Nescio quid», pubblicata dal nostro giornale, a firma Giovanna Capretti, nel 2014: «Dopo una stagione figurativa, Bonera affronta ora l’astrazione, rinunciando a sperimentazioni ardite, ed affidandosi piuttosto all’ormai storicizzata “classicità“ neocubista e informale dei nostri anni Cinquanta, come base consolidata su cui innestare la propria ricerca. Che si muove tra reminiscenze figurative, nell’evocazione di nature morte e di elementi biomorfi attorno a cui si strutturano le composizioni, e l’uso di una pennellata larga e gestuale per definire salde coordinate spaziali. Il tutto secondo accordi cromatici tonali, con una predilezione per la luminosità dei grigi-azzurri e dell’intensotà dei marroni e del nero, accesi da improvvisi tocchi timbrici di rosso e arancione». Nel libro sono riportate le immagini di 89 dipinti, di cui 74 a colori in piena pagina che coprono tutto il suo excursus, mentre le rimanenti 15 sono in bianco e nero e sono dedicate ai ritratti degli artisti del mondo musicale.
CORRIERE DELLA SERA
2022
Artsta, pittore, musicista, filosofo, intellettuale creativo. Ci sono molti modi per descrivere il profilo culturale del bresciano Alberto Bonera. Ora alcune di queste caratteristiche sono racchiuse nel libro «Alberto Bonera – Excursus artistico». Curato da Gianito Pellarini, il volume per la prima volta rende conto di tutta l’attività del maestro: propone infatti l’analisi della sua vicenda artistica, lo sviluppo della relativa poetica, l’elenco dei concerti in cui sono state eseguite sue composizioni, gli spazi espositivi che hanno ospitato i suoi dipinti, gli scritti dei critici e un percorso di vita interamente intrecciato con l’arte. Il tutto è accompagnato dalle immagini di circa novanta dipinti, numerosi scritti dell’artista, informazioni concernenti gli otto Cd del compositore. Il volume mette a fuoco il multiforme lavoro di un eclettico personaggio che era a tutt’oggi privo di una documentazione adatta a farlo conoscere. Il libro verrà presentato oggi alle 18 nella sede dell’AAB in vicolo delle Stelle 4.
Dialogheranno con Alberto Bonera il curatore del libro Gianito Pellarini, il direttore dell’AAB Dino Santina, il presidente dell’AAB Massimo Tedeschi, il critico musicale Bernardino Zappa. L’attore Daniele Squassina leggerà alcuni brani del libro mentre la pianista Chiara Rizza eseguirà alcuni brani di Alberto Bonera.