Musica - Bibliografia e Antologia Critica
2001
Locandina, Teatro San Carlino, Brescia, 25 giugno.
“Risvegli”, composizioni musicali di Alberto Bonera – Al pianoforte Filippo Quarti.
PIERA MACULOTTI, «Bresciaoggi», 25 giugno.
PIERA MACULOTTI, Originale proposta culturale stasera alle 21 al Sancarlino – Filosofia e note dialogano nei «Risvegli» di Bonera – L’autore bresciano coniuga composizioni musicali e dissertazioni, in «Bresciaoggi», lunedì 25 giugno 2001.
Testo integrale → Il senso della vita e la verità dell’arte. Musica e Filosofia. Un incontro antico, un dialogo oggi piuttosto desueto, riproposto a sorpresa stasera al Teatro S. Carlino. “Risvegli” è l’eloquente titolo dell’incontro: un intreccio di note e parole, di composizioni musicali e dissertazioni filosofiche realizzate dal bresciano Alberto Bonera, già docente di filosofia e diplomato in pianoforte. Sono sette le tappe del viaggio filosofico-musicale ideato da Alberto Bonera; un originale, organico percorso che a partire dalle suggestioni del mondo greco classico si conclude con una visione cristiana che – circolarmente – riprende l’iniziale intuizione, quella di una perenne tensione dell’uomo verso la conoscenza e la verità. “…a Sofia” è la dedica introduttiva rivolta alla mitologica donna Musa, simbolo della Pura conoscenza; la cristiana “contemplazione del vero” è il punto d’approdo, visione conclusiva di una “Vita nova”, purificata e rinnovata dall’Amore. Il circolare cammino dei “Risvegli” si chiude passando attraverso il “Caos” e la “Follia”. La volontà primigenia di esistere rappresentata da Dioniso, l’irrazionalità originaria che è ebbrezza ed esaltazione, che è invasamento divino – “mania” – porta la musica a farsi potente inno al divenire. Ma ecco la presa di coscienza dell’uomo (“Ecce homo”) che, dopo l’alto volo, si ritrova gettato nel mondo, incompreso e irriso; è la tragica consapevolezza della caduta che Baudelaire disegnerà nella poesia “Albatros”, l’uccello che – re dell’azzurro e principe delle nuvole – con le sue ali da gigante non riesce a camminare. Esilio amaro, quello dell’uomo nel mondo; esperienza aspra che la cristiana visione può raddolcire, tra consapevolezza della vanità del tutto e nostalgia di Dio. “Vanitas” a cui succede – nell’ideale percorso di Alberto Bonera – la forza dell’”Eros” platonicamente inteso come nostalgia dell’Uno. È l’amore, riscoperto nella donna, che può ricostituire l’unità perduta; promessa, questa, perché l’uomo possa – con la raggiunta “Vita nova” – riprendere il suo cammino verso la verità e realizzare il suo incontro con la “Sofia”.
Nota → Il pianista Filippo Quarti eseguì nel corso del programma – intitolato “…a Sofia” – sei composizioni di Bonera; ciascun brano fu presentato dall’autore stesso con una propria dissertazione filosofica. I titoli delle composizioni che vennero eseguite ed i testi delle dissertazioni filosofiche furono i seguenti.
1 – ” Caos”
Generalmente pensiamo al caos come a ciò che è opposto all’armonia perché ci poniamo da un punto di vista logico.
Propriamente non è così.
Se consideriamo la radice indo-europea troviamo che caos allude al concetto di apertura. Tale figura appare in Esiodo prima della terra, degli dei e degli uomini.
Caos include in sé la totalità degli enti, come l’ottava contiene la totalità cromatica. È quell’Uno-Tutto in cui si coappartengono tutte le opposizioni possibili, quello sbadiglio sorgivo per cui dall’uno sgorga il molteplice.
Dioniso è il Dio di questa tellurica irrazionalità primigenia, di questo magma che perennemente, uscendo dall’uno, “diviene”.
La musica, in quanto tempo, abita la distanza tra il caos e il logos, tra l’immediatezza originaria e la mediazione delle pure forme.
Attingendo al fondo abissale dell’essere la musica dà voce all’ineffabile ebbrezza dionisiaca.
2 – “Follia”
Anche della follia abbiamo una nozione negativa come perdita di senno. Astolfo ritrova sulla luna il senno perduto dagli uomini in una ampolla, ma per il pensiero greco antico il concetto di follia ha ben altra valenza.
“Maineszai” (essere folle-pazzo), indica lo stato di invasamento divino dell’oracolo di Apollo nell’atto di disvelare il pensiero del Dio nella formula dell’enigma, che è una formulazione paradossale.
“Sofos” è colui che scioglie l’enigma cogliendo il vero dietro l’apparente contraddizione.
La follia è quindi indispensabile alla sapienza.
Caos e logos si coappartengono.
La musica, abitando la distanza tra caos e logos, custodisce e disvela l’enigma.
Ogni arte, se non dice l’enigma, perde la sua stessa ragion d’essere.
La musica anticipa la pittura nel cogliere la cosa nella sua magica sospensione tra il nulla e il qualcosa. (Ricordo di mamma).
3 – “Ecce Homo”
Dopo l’esperienza del volo che è esperienza insieme di altezza e di profondità, cioè abissale, il mondo appare …altro…
È luogo dell’esilio.
Si esperisce quella che Heidegger chiama deiezione, come essere gettato nel mondo dell’inautentico.
È l’immagine del Cristo deriso.
Visto dal di fuori, appare un essere goffo come l’albatros di Baudelaire che è deriso e beffeggiato dalla ciurma, esso che è destinato a solcare gli abissi celesti.
Così anche l’uomo è inchiodato alla finitudine pur se …destinato al cielo…
4 – “Vanitas”
Vanitas significa propriamente falsa apparenza, un apparire che nasconde un vuoto, un non essere, un non senso.
È il sentimento dell’assenza di fondamento.
Una percezione della realtà che la nostra epoca tenta in ogni modo di eludere, ma invano…
Coscienti assistiamo alla frantumazione del logos.
Affidato all’espressione musicale questo stato d’animo si traduce in voluttà sonore.
Grazie all’opera catartica della musica il deliquio dell’anima diviene elegia. Solo così si può attraversare il vuoto senza sprofondare.
5 – “Eros”
Secondo Platone Eros è la forza mediatrice tra Sensibile e Soprasensibile, tra il mondo e le idee, tra la materia informe e le pure forme. È insopprimibile tensione verso il bello, dalle manifestazioni fisiche fimo alla bellezza in sé.
L’amore è sete di bellezza e da questa è inseparabile.
Ma il dominio della bellezza è il – sensibile – e ci è difficile pensarla trascendente ad esso.
Anche perché il bello chiede di essere colto non solo dall’intelletto, ma dalla totalità della persona. Qui è l’origine del rapporto conflittuale tra amore e bellezza.
L’amore tende a qualcosa di assoluto che il – sensibile – non può appagare.
La musica riesce forse più di ogni altro linguaggio a superare tale conflitto in quanto ci fa carezzare l’ineffabile, attraverso il coinvolgimento di tutti i nostri sensi…
6 – “Vita nova”
In Dante la – Vita nova – è un’allegorica prefigurazione di un nuovo percorso che dall’amore terreno trascende alla pura visione di Dio.
Vita nova è una vita rinnovata dall’evento della grazia che sola rende possibile l’attraversamento del mondo verso la meta celeste.
Allo stesso modo l’opera che ora ascolteremo vuole essere la prefigurazione di una espressione musicale più compiuta che accolga nell’alveo tonale altre esigenze armoniche.
Questo “Stile nuovo” si basa sul ricorso alla dialettica come sua struttura portante, che sia in grado di contenere le opposizioni di diversi linguaggi per superarli e assimilarli in un fluido sonoro, rigoroso e fantasioso a un tempo
m. c. (MARIO CONTER), «Giornale di Brescia», 27 giugno.
m. c. (MARIO CONTER), Insolito concerto di Alberto Bonera con il pianista Quarti – La musica con filosofia, in «Giornale di Brescia», mercoledì 27 giugno 2001.
Testo integrale → Serata insolita, fuori dalla consuetudine dei concerti, quella organizzata e sostenuta in prima persona da Alberto Bonera lunedì al Sancarlino. Preparata da lungo tempo ha avuto il piacere del «tutto esaurito», un’affluenza difficile da ottenere per qualsiasi manifestazione sia di routine che di spicco.
Filosofo e musicista diplomato in pianoforte, due attività tutt’altro che antitetiche, Bonera ha scelto di commentare in termini filosofici le varie esecuzioni delle sue musiche affidate alla maestria del pianista Filippo Quarti che ha tutte le carte in regola.
Bonera con le sue citazioni a getto continuo e simpaticamente ha cercato di indicare al pubblico i vari concetti ispiratori della sua produzione; di volta in volta cambiando stile e derivazioni, puntando dapprima su una mascheratura di Chopin, poi scegliendo come deus ex machina Strawinsky, via via Skryabin, Bartok, qualche cenno di Brahms. Ma forse questi autori riconoscibili nel turbinare delle successioni, non sono presi intenzionalmente a modello, il «modo» viene così spontaneo da diventare praticamente personale.
Succede anche ai musicisti di mestiere che magari non hanno le capacità inventive del dilettante d’alto bordo, i quali però cercano solitamente «uno» stile proprio. Talvolta sulle sei proposte non v’ha relazione fra le annunciate intenzioni concettuali e ciò che esce dalla musica, ma tant’è. Trasgressioni ai canoni? Non importa. Non un ritorno alla musica a programma, benché lo faccia pensare, non un imporre un proprio nuovo linguaggio che siamo ancora in piena tonalità: vuol essere, la serata, espressione di uno spirito libero che si compiace di esporsi in chiave sorridente, in una città così seriosa, per amici e conoscenti.
Il pubblico ha gradito l’iniziativa, applauditissimi Bonera e l’eccellente giovane pianista Quarti che si è esibito in pezzi difficili scritti con rara misura.
2002
Invito, Associazione Musicale Franco Margola, Teatro San Carlino, Brescia, 6 marzo.
Musiche e testi di Alberto Bonera – Al pianoforte Filippo Quarti – Voce recitante Carlo Rivolta.
Nota → Furono eseguiti i seguenti brani: Quadro 1 (Studio n. 1 in sol bemolle maggiore), Quadro 2 (Momento primo, Studio n. 5 in si bemolle minore, Momento secondo, Studio n. 2 in do diesis minore), Quadro 3 (Momento primo, Toccata in mi bemolle minore – “Follia”, Momento secondo, Intermezzo in re minore – “Vanitas”), Quadro 4 (Momento primo, Adagio in si bemolle minore – Alle soglie dell’Ade, Momento secondo, Fantasia e fuga in mi bemolle minore).
2004
Locandina (con un autoritratto di Bonera a figura intera), Associazione Musicale Franco Margola, Teatro San Carlino, Brescia, sabato 5 giugno.
“Presagi – Piano works”, cd di Alberto Bonera. Esecuzione di alcuni brani del cd. Filippo Quarti al pianoforte.
M. BIZ. (MARCO BIZZARINI), «Giornale di Brescia», 9 giugno.
M. BIZ. (MARCO BIZZARINI), Presentato in un Sancarlino gremito il CD «Presagi (Piano works)» del bresciano Alberto Bonera – Un epigono «eloquente» del Romanticismo, in «Giornale di Brescia», mercoledì 9 giugno 2004.
Testo integrale → E perché no? Per qual motivo, oggi, non si dovrebbe più scrivere musica colma di melodia e anche di passione? Per qual motivo non si dovrebbe ricorrere al sistema tonale della grande stagione romantica? Per qual motivo non si dovrebbe affidare al pianoforte il fuoco, la sensibilità e l’inquietudine del proprio essere? Interrogativi di questo genere hanno senz’altro attraversato la mente degli spettatori che sabato sera gremivano l’auditorium Sancarlino per assistere alla presentazione del cd «Presagi (Piano Works)» con musiche originali di Alberto Bonera nell’esecuzione del pianista Filippo Quarti.
Nato a Brescia nel 1950, Bonera è artista battagliero e indipendente, docente di filosofia, compositore per irresistibile passione, pittore per diletto. Il suo credo artistico viene così compendiato nelle note di copertina del disco: «Rivisitare la poetica romantica rivalutandone il Genio; riaffermare contro il nichilismo il primato dell’Assoluto». Singolare serata, quella di sabato. Dopo una precisa e pacata presentazione del critico musicale Bernardino Zappa («Eco di Bergamo»), in cui si è fra l’altro evidenziato come la musica d’avanguardia del secondo ‘900 abbia avuto un impatto storico tutto sommato marginale rispetto alla strepitosa vitalità della «popular music», Filippo Quarti, pianista di riconosciuto talento, ha proposto all’ascolto 5 cesellate pagine di Bonera, scelte fra le 18 incluse nel disco. Tutti brani dai titoli tradizionali: Preludio, Toccata, Studio, Elegia, Andante.
E’ seguita poi la parte più animata dell’evento: un’intervista all’autore da parte del musicologo Ottavio de Carli. «La musica, l’arte – tuona Bonera – dev’essere eloquente. Questo disco s’intitola “Presagi” perché il verbo presagire significa intuire una via d’uscita da un presente ormai decadente e decaduto. La musica, linguaggio universale, deve dare un messaggio forte contro il ricatto del materialismo, contro la narcosi della coscienza. Ora c’è bisogno di un risveglio; occorre restituire alla musica classica il ruolo di primato che le spetta, in quanto espressione artistica rivolta all’anima intellettiva, non a quella concupiscibile».
Ma è possibile guardare al presente recuperando il passato? «Per la vita dello spirito – secca la risposta – la continuità storica è indispensabile. Bisogna riprendere i contatti con gli epigoni del Romanticismo, per esempio con Rachmaninov, nella cui musica scorre una grande forza». In altri termini, per Bonera, occorre seguire la forza dell’arte e allontanarsi dalla malsana debolezza del pensiero contemporaneo (a questo proposito l’inatteso calembour «Vattimo fuggente», con esplicito riferimento al noto teorico del pensiero debole, ha scatenato in sala un divertito applauso). «Ma state tranquilli – ha aggiunto Bonera – che di tutte queste idee non troverete traccia sul Giornale di Brescia».
Ah, il vecchio trucco: provocare la stampa rimproverandola di un atteggiamento chiuso e censorio, in modo da ricevere una pronta smentita, magari con amorevoli ed inaspettate attenzioni. Si, ci siamo cascati anche stavolta. Ma è forse un male?Filosofo e musicista diplomato in pianoforte, due attività tutt’altro che antitetiche, Bonera ha scelto di commentare in termini filosofici le varie esecuzioni delle sue musiche affidate alla maestria del pianista Filippo Quarti che ha tutte le carte in regola.
Bonera con le sue citazioni a getto continuo e simpaticamente ha cercato di indicare al pubblico i vari concetti ispiratori della sua produzione; di volta in volta cambiando stile e derivazioni, puntando dapprima su una mascheratura di Chopin, poi scegliendo come deus ex machina Strawinsky, via via Skryabin, Bartok, qualche cenno di Brahms. Ma forse questi autori riconoscibili nel turbinare delle successioni, non sono presi intenzionalmente a modello, il «modo» viene così spontaneo da diventare praticamente personale.
Succede anche ai musicisti di mestiere che magari non hanno le capacità inventive del dilettante d’alto bordo, i quali però cercano solitamente «uno» stile proprio. Talvolta sulle sei proposte non v’ha relazione fra le annunciate intenzioni concettuali e ciò che esce dalla musica, ma tant’è. Trasgressioni ai canoni? Non importa. Non un ritorno alla musica a programma, benché lo faccia pensare, non un imporre un proprio nuovo linguaggio che siamo ancora in piena tonalità: vuol essere, la serata, espressione di uno spirito libero che si compiace di esporsi in chiave sorridente, in una città così seriosa, per amici e conoscenti.
Il pubblico ha gradito l’iniziativa, applauditissimi Bonera e l’eccellente giovane pianista Quarti che si è esibito in pezzi difficili scritti con rara misura.
Pieghevole, Teatro San Carlino, Brescia, 16 dicembre.
Enrico Pompili – pianoforte, [composizioni di E. Granados, A. Bonera, A. Ginastera; di Bonera: Scherzo, Rapsodia n° 1, Valse brillante, 7 Elegie atonali: “Adagio con sentimento”, “Allegretto frizzante un po’ spocchioso”, “Allegro vivace scherzoso”, “Adagio lirico e pensoso”, “Presto agitato”, “Allegro vivace”, “Allegro dolente, quasi largo”], pieghevole, Teatro San Carlino (Brescia), giovedì 16 dicembre 2004.
Testo di BERNARDINO ZAPPA riguardante Bonera → La musica del compositore Alberto Bonera mi affascina per la chiarezza del pensiero e per quel sottile spirito autoironico che tutta la pervade e attraversa. Le sue composizioni, che si presentano ingannevolmente come “esercizi di stile” in realtà elaborano in chiave originalissima le forme e i linguaggi della tradizione in assoluta libertà. In contrappunto al disincanto e al sorriso dai pezzi “brillanti”, l’autore ci riserva momenti di intensa commozione nei suoi brani più intimi. Questi gli aspetti che rendono a me così attraente la sua musica.
M. BIZ. (MARCO BIZZARINI), «Giornale di Brescia» 18 dicembre.
Recensione del concerto tenutosi al San Carlino il 16 dicembre.
2006
GIAN BATTISTA MUZZI, «Bresciaoggi», lunedì 2 ottobre .
Due interviste ad Alberto Bonera sui temi della musica, della pittura, della filosofia e con alcuni cenni riguardanti la sua biografia (inclusa la giovanile attività di imitatore di successo).
Nota n. 1 → Il testo integrale di entrambi gli articoli è consultabile nel capitolo “Interviste”.
Nota n. 2 → Gian Battista Muzzi, autore dei due articoli, li raggruppò e li ripropose (con il titolo “Alberto Bonera – L’imitatore filosofo”) in un unico testo nelle pagine 122-134 del volume «Tipi Bresciani – Estro e passione», edito nel dicembre 2006 a Roccafranca (BS) da “La Compagnia della Stampa Masselli Rodella Editori”.
2007
L. F. (LUIGI FERTONANI),«Bresciaoggi», venerdì 30 novembre.
Testo integrale → L’ultimo cd di Alberto Bonera – intitolato «Alberto Bonera – piano works – Seconda navigazione» – verrà presentato stasera alle 21 al teatro San Desiderio di via Gabriele Rosa. La serata sarà introdotta da Gian Battista Muzzi, mentre il pianista Enrico Pompili commenterà e poi eseguirà i brani del disco, con Maura Benvenuti e Domenica Lorini a leggere i testi poetici dell’autore.
Alberto Bonera, nato nel 1950, si è laureato in filosofia ma per sua stessa ammissione è la musica il campo che da sempre l’ha più appassionato. Ha già pubblicato per Phoenix un cd intitolato «Presagi», ed è noto anche per i suoi lavori pittorici.
Il pianista Enrico Pompili, originario di Bolzano, è molto noto in campo nazionale: nel 1989 ha vinto il primo premio assoluto al concorso «Opera Prima» organizzato dalla Philips Classics. In seguito è stato finalista al concorso internazionale di Dublino, ha vinto il secondo premio al concorso di Hamamatsu; particolarmente significativa – nel 1995 – la sua affermazione alla XII edizione del concorso internazionale «Paloma O’Shea» di Santander, con Alicia de Larrocha presidente della giuria; in quell’occasione ha ottenuto anche il premio speciale per la musica contemporanea. Ha preso parte a festival quali la Sagra Malatestiana di Rimini, le Settimane Musicali Meranesi, le Settimane Musicali di Stresa, il Settembre Musica di Torino e il Festival Milano. Pompili ha inciso per PhoenixClassics l’integrale delle opere per pianoforte del compositore argentino Alberto Ginastera e sta ora preparando l’integrale pianistico di Niccolò Castiglioni e, per Stradivarius, un cd dedicato al compositore americano Michael Glenn Williams.
L’ingresso alla serata in San Desiderio è gratuito.
M. BIZ. (MARCO BIZZARINI), «Giornale di Brescia», dicembre.
Testo integrale → Atmosfera festosa e informale, venerdì sera in San Desiderio, per la presentazione del nuovo disco del compositore bresciano Alberto Bonera. Pubblicato da Phoenix Classics col titolo di «Seconda navigazione», include una serie di recenti brani pianistici e soprattutto un ambizioso Concerto per pianoforte e orchestra affidato all’esecuzione del solista Enrico Pompili con l’Orchestra filarmonica di Bacau (Romania) diretta da Ovidiu Balan.
Comporre e registrare un Concerto per pianoforte e orchestra in quattro movimenti, per una durata complessiva di trentadue minuti, non è cosa di tutti i giorni.
Limitandoci alla storia musicale della città, osserveremo che verso la metà del Novecento il genere conobbe una sorprendente fioritura con le opere di Franco Margola e di Luigi Manenti. Ma in anni più vicini a noi c’è ben poco da segnalare. Alla fine degli anni ’80 Camillo Togni iniziò a comporre un Concerto in vista d’una possibile esecuzione al Festival pianistico, ma la prematura scomparsa del maestro nel 1993 impedì il compimento dell’opera (un «ripristino ricostruttivo» è stato compiuto da Paulo De Assis tre anni fa con relativa pubblicazione nei quaderni della Fondazione Cini). Fra i compositori delle ultime generazioni il genere del concerto pianistico, così carico di tradizione, sembra essere scomparso non solo dalle loro agende ma anche dai loro sogni.
Con queste premesse, l’operazione condotta in porto da Bonera, compositore indipendente, non legato al mondo accademico né a teatri, festival o fondazioni, ha davvero un che di straordinario. Esula dalla norma anche il sodalizio artistico con l’eccellente pianista Enrico Pompili che ricordiamo vincitore – assieme al violinista Massimo Quarta – del Concorso «Opera Prima Philips» del 1990, realizzato in collaborazione con la Fondazione Romanini. Nell’ex chiesa di San Desiderio il solista è stato lungamente applaudito dopo aver interpretato con piena soddisfazione del compositore «Sette elegie atonali» e quattro brani per pianoforte solo.
Purtroppo non è stato possibile, venerdì sera, proporre un’esecuzione dal vivo del Concerto e dunque lo si è ascoltato dal compact. Bonera l’ha definito un «Concerto autobiografico» ispirato da ricordi adolescenziali: l’oratorio bresciano di San Zanino, il suono della campanella a scuola, giochi e scherzi, canti religiosi.
L’autore ha inoltre dichiarato alcuni amori musicali che trovano echi precisi nella partitura: il pianoforte di Prokofiev e di Bartok, il sinfonismo di Shostakovich, la scena trionfale della «Porta di Kiev» di Mussorgskij. Vede così la luce un’opera composita, tutt’altro che facile, ricca di contrasti, condotta con sicurezza di scrittura soprattutto nel primo movimento, il cui incessante vortice ritmico rinnova il vitalismo musicale del ‘900 storico.
2008
LUCA SEGALLA, «Musica», n. 194, pagine 50 e 51, Varese, marzo.
LUCA SEGALLA, CD – Bonera / Concerto n. 1 per pianoforte / Pianoforte Enrico Pompili / Orchestra Filarmonica Mihail Jora, direttore Ovidiu Balan / “Sette elegie atonali”; “Dati immediati di coscienza”; “Fantasia-Improvviso n. 1”; “Fantasia-Improvviso n. 2”; “Scherzo n. 1”; “Scherzo n. 2”; “Andante melanconico” – PHOENIX PH 07125 – DDD 78:26, in «Musica», rivista di cultura musicale e discografica, n. 194, pagine 50 e 51, Zecchini editore, Varese, marzo 2008.
Testo integrale → Una vitalità a tratti perfino brutale infiamma queste pagine del compositore bresciano Alberto Bonera, registrate in prima mondiale da un pianista molto solido e ferrato tecnicamente come Enrico Pompili. L’esordio, rabbioso ed aspro, del Concerto n. 1 traccia subito le coordinate di una musica che sembra nascere da un’incontenibile urgenza espressiva, appropriandosi voracemente del pianismo percussivo di Bartók e di Stravinski, dell’Espressionismo del primo Novecento, addirittura di certi languori armonici tardoromantici che dovrebbero risultare datati e che invece qui conservano ancora il loro potere evocativo.
Le ragioni di questo singolare recupero del passato, che non passa attraverso le vecchie estetiche neoclassiche né le recenti estetiche neotonali e neoromantiche, risiedono nel percorso artistico seguito da Bonera, che ha cominciato a dedicarsi a tempo pieno nella composizione solo dal 1996, alla bella età di quarantasei anni. L’estraneità al mondo accademico facilita un recupero del passato libero da condizionamenti.
Gli esiti più interessanti della ricerca di Bonera, più che nei pezzi per pianoforte solo che oscillano tra l’atonalismo delle Sette elegie e dei Dati immediati di coscienza da una parte e il languido lirismo – forse un poco scontato – delle Fantasie-improvviso e degli Scherzi dall’altra, sono da individuare nel Concerto per pianoforte e orchestra. Nei suoi quattro movimenti si passa dal primitivismo dell’Allegro con fuoco iniziale al rigore della Passacaglia conclusiva, con tanto di evocazioni medievali nel secondo movimento (appare il tema del Dies Irae) e tardoromantiche nel terzo, dalle ombreggiature wagneriane.
La Filarmonica Mihail Jora, orchestra rumena diretta da Ovidiu Balan, appare ben reattiva ed esibisce sonorità tese ed incisive. E con la scrittura massiccia e virtuosistica del Concerto il pianismo di Pompili va a nozze.
Locandina, Liceo “A. Rosmini”, Trento, martedì 1 aprile.
Concerto per pianoforte nell’Aula Magna – Maestro Enrico Pompili – Musiche di A. Bonera, M. Uvietta, F. Chopin, M. Ravel, F. Valdambrini, N. Castiglioni. Di Bonera furono eseguiti i brani Fantasia-Improvviso n. 1 in mi minore, Scherzo n° 1, Scherzo n° 2
«La pianura tra Mella e Oglio», mensile, n. 4, San Paolo (BS), aprile.
Mi è gradito il compito di analizzare il profilo di un artista, per quanto non giunto ai fasti della gloria; è come giocare con il piacere della parola, giacché questi è valore in sé, è colui che forgia, colui che vale nel tempo, che affida il valore alle cose.
Nato nel 1950, licenziato con maturità classica, si laurea nel 1975 in filosofia. Dopo alcuni anni dedicati all’insegnamento della filosofia, viene trascinato appassionatamente dall’empatia musicale, ne segue le lezioni e nel contempo si abilita a pigliare con dovizia i tasti del pianoforte diplomandosi con giudizio. Ciò che si evince è la sua capacità di tramutare la sua forza mentale in una forma, a darle forma, ove la potenza in atto trattenuta è pronta al balzo.
Se vi è un torto che posso muovergli è questo: non desidera cambiare le cose del corpo con la forza del corpo, ma le cose del corpo con la forza dell’anima, essendo privo della disciplina del corpo.
Se si trascura quella parte del corpo, che è il corpo stesso, esso si ribella e si sublima in quel mistero che si chiama mente. Lui l’artista, rimane con sguardo estatico, appresso anche a ciò che dopo il dis-velamento, rimane come ultimo velo, che non lascia vedere, ma intra-vedere la natura di quella sua forza, destinata a rimanere in parte coperta.
Volle e vuole ancora disabituarsi alla mediocrità comune, deciso in fondo a vivere nella tonalità, nella pienezza, nella bellezza. E come ci riesce? Sublimando la rabbia che lo pervade, che lo affatica, lo trascina al sapere, ma il sapere si sa, porta con sé dolore, perché spezza l’ingenuità del mondo, l’apatia quotidiana, e allora soffre, non dimentico che anche la sofferenza lo porta al dolore. E la sua ebbrezza lo accompagna nella voluttà del suono; compone e ricompone dolci e suadenti melodie che sanno spiegare e piegare la sua indole ribelle. E il suo bel lavoro degli anni ’90 “Presagi” è la parabola del pensiero, che si anima alla ricerca di se stesso, con i presagi del nostro comune destino, avvolti nel torpore dell’esistenza. È l’esistenza con il suo dolore, che dimentica l’estasi, evoca l’indistinto, ciò che cresce all’ombra del dubbio, che rimarca l’indole del nostro timido agire, che di tanto in tanto affiora, sciogliendo solo in parte il dubbio stesso, cioè l’ombra di qualcosa che fatica a svelarsi. Non si può attraversare i confini dell’anima, tanto è profondo il suo logos (Eraclito).
Tutto questo si percepisce nelle sue composizioni, ove la musica è gesto, è rito, non ancora consumato, mito insomma, ancora da noi abitato.
E dopo tutto lui ci prova sempre, perché sente la necessità di disperdere ciò che oggi trionfa: la perdita di ogni gerarchia, il senso della qualità, il rispetto per quello che è superiore, la stima per l’uomo che vale. “Ci vuole un caos dentro di sé, per partorire una stella che danzi” (Nietzsche).
E lui ha dimostrato di possedere questo caos, sia nella musica, sia nella pittura, (anche qui il giudizio è positivo) sia nel pensiero che lui definisce “forte”, in contrapposizione al pensiero debole operante oggi. Accanto a lui porrei, come suo mentore il grande poeta Quasimodo e dentro la cornice i suoi versi molto belli, tratti dalla poesia “Alle fronde dei salici”: “Alle fronde dei salici, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento”. È melodia, suono un po’ melanconico, quasi un … presagio.
Ma lui il nostro artista, non è ancora dell’idea di appendere la sua cetra alle fronde del salice. Anzi, seguiamolo, ha molte cose da dirci, è conveniente e piacevole ascoltarlo, dinnanzi all’apatia e frivolezza di questo nostro mondo.
Nota → L’articolo è corredato con tre autoritratti di Bonera: uno nella prima pagina del mensile e i rimanenti due a pagina 7.
Opuscolo, Misano Adriatico (RN), «Festival Internazionale di Interpretazione Pianistica», luglio.
Presentazione del festival che si tenne a Gradara (PU) e nella Chiesa del Convento a Misano Adriatico (RN) dal 29 luglio al 5 agosto.
Pieghevole, Teatro San Carlino, Brescia, 8 novembre.
Concerto del Trio Hager / Inge Hager, violino – Elke Hager, violoncello, – Enrico Pompili, pianoforte. Composizioni di E. Demetz, M. Priori, A. Bonera. Fu presentato, di Alberto Bonera, il “Trio n° 1” (Andante moderato, Adagio ma non troppo, Scherzo – Molto presto, Allegro) composto nel 2008.
Nel pieghevole è pubblicato – a colori – il dipinto “Cathédrale engloutie”, che Bonera dipinse nel 2005.
M. BIZ. (MARCO BIZZARINI), «Giornale di Brescia», 10 novembre.
Nota → Recensione del concerto nel quale il Trio Hager presentò – sabato 8 novembre, a Brescia, nel Teatro San Carlino – composizioni di E. Demetz, M. Priori, A. Bonera.
Testo integrale → Ha avuto successo la serata musicale al Sancarlino con il Trio Hager (Inge Hager violino, Elke Hager violoncello, Enrico Pompili pianoforte) impegnato in opere di autori contemporanei. Promosso dalla Circoscrizione Centro a favore della Croce Bianca, con la direzione artistica di Alberto Bonera ed Emilio Salvatore, ha fatto registrare il tutto esaurito, suscitando curiosità e interesse. I tre compositori omaggiati erano l’altoatesino Eduard Demetz e i due concittadini Massimo Priori e Alberto Bonera. Dal punto di vista stilistico le opere proposte palesavano caratteri diversissimi. Eppure, tutti e tre gli autori esprimevano il desiderio di uscire da quello che oggi un numero crescente di artisti percepisce come «il vicolo cieco delle avanguardie». Ripensando alla storia musicale del ’900 attraverso il percorso che da Schönberg conduce agli allievi dei Ferienkurse di Darmstadt, si è coniato il termine di «musica adiabatica» (dal greco adiàbatos, invalicabile), con riferimento ai processi fisici termodinamici in cui non avviene alcun scambio di calore tra sistema e ambiente esterno. Una parte delle composizioni delle avanguardie storiche appassiona l’esecutore o lo studioso che, messo di fronte alla partitura, penetra all’interno del suo sofisticato sistema chiuso, ma difficilmente «scambia calore» col normale ascoltatore esterno, creando il ben noto problema della sostanziale incomunicabilità tra avanguardia e grande pubblico.
Al contrario, i lavori di Demetz, Priori e Bonera non erano invalicabili all’ascolto poiché riprendevano in modo personale le vie percorse da grandi compositori del primo ‚900: Stravinshij, e Messiaen nel «Trio a quattro» (1996) di Demetz, lo spiritoso eclettismo del Gruppo dei Sei in «Ariele, quattro pezzi consonanti» di Priori (già eseguito in città dal Trio Aurora), il magistero di Ravel e Rachmaninov nel Trio n. 1 (2008) di Bonera, articolato classicamente in 4 movimenti ma con concezione formale assai libera (a detta dell’autore «dionisiaca»). Quest’ultima opera inedita, di grande difficoltà esecutiva, è stata proposta con la proiezione di suggestioni pittoriche del compositore.
Il Trio Hager si è dimostrato eccellente e affiatato gruppo cameristico. Fuori programma, ha proposto un Debussy giovanile e – a richiesta del pubblico – il pregevole primo movimento del Trio di Demetz.
2010
TONINO ZANA, «Giornale di Brescia», 8 aprile.
Presentazione del concerto con musiche di Claudio Bonometti, Paolo Ugoletti, Massimo Priori, Alberto Alberto Bonera, tenutosi – con il Quartetto Hager e il Maestro Enrico Pompili al pianoforte – il 10 aprile all’Auditorium S. Barnaba.
MARCO BIZZARINI, «Giornale di Brescia», 12 aprile.
Testo riguardante Bonera → …Con il primo Quintetto di Alberto Bonera si entrava invece nell’ambito di quelle composizioni da camera che ambiscono a sonorità sinfoniche e a una costruzione densa di contrasti e lacerazioni, perfino di intenzionali asprezze. Il cuore emotivo si collocava nel terzo movimento, Andante, inaugurato da un clima quasi espressionista, risolto poi in una lirica coda con funzione di catarsi. …
Opuscolo, Auditorium Santa Giulia, Brescia, «Scintille di musica», settembre.
Presentazione della sesta edizione della rassegna concertistica che si svolse in ottobre e novembre.
2011
MARCO BIZZARINI, «Giornale di Brescia», lunedì 3 ottobre.
Recensione del concerto sinfonico di sabato 1 ottobre nell’auditorium Iveco con musica di Alberto Bonera e Paolo Ugoletti. Sul palcoscenico la Fvg Mitteleuropa Orchestra di Udine diretta da Alfonso Scarano con il pianista Enrico Pompili.
2012
BERNARDINO ZAPPA, «L’eco di Bergamo», lunedì 3 ottobre.
Recensione rigurdante il recital pianistico – in Sala Piatti – per la stagione della “Società del Quartetto”. Al pianoforte il maestro Federico Colli, che nel fuoriprogramma finale eseguì “Vanitas” di Alberto Bonera.
2013
MARCO BIZZARINI, «Giornale di Brescia», 10 aprile.
Testo integrale → Prestigioso debutto praghese per il compositore concittadino Alberto Bonera. Sabato 13 aprile, alle 19.30, nella chiesa dei Santi Simone e Giuda, nel centro di Praga, verrà eseguito in prima mondiale il «Dies irae» per soli, coro e orchestra scritto lo scorso anno dal musicista bresciano. L’esecuzione è affidata alla Filarmonica della Boemia settentrionale di Teplice e al Coro da camera Ceco con la direzione del maestro Alfonso Scarano. In programma anche il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Bonera (solista Enrico Pompili). È prevista anche la pubblicazione di un cd del concerto. «Questo progetto – racconta il maestro Bonera – è conseguenza del vivo interesse per il mio linguaggio musicale da parte del maestro Scarano, direttore dell’orchestra di Teplice, nella Repubblica Ceca. Si è quindi pensato di organizzare un concerto di mie musiche a Praga. Determinante è stato anche l’appassionato sostegno del notaio Mario Mistretta, in nome di un’amicizia che ci lega fin dagli anni del liceo».
Quando e perché ho deciso di comporre un «Dies irae»? «L’idea è nata lo scorso anno, dopo aver ascoltato l’esecuzione di un Requiem di Verdi diretta dallo stesso Scarano. Proprio in quel periodo stavo rileggendo l’Apocalisse: ho sempre avuto un profondo interesse per l’escatologia in campo teologico e per la metafisica in campo filosofico. Nel “Dies irae” ho voluto esprimere la drammatica contrapposizione fra dannati e anime beate; alla fine, in ogni caso, prevale il tema della preghiera e della misericordia. In partitura l’impiego degli ottoni può far pensare a Verdi, ma ci sono anche sonorità rarefatte, come nel finale, con un assolo di violoncello su accordi siderali».
Aveva già composto brani sinfonico-corali? «No, si tratta del mio primo lavoro per questo ampio organico e ringrazio i maestri Paolo Ugoletti e Alfonso Scarano per i preziosi consigli. Nella partitura credo di aver trovato soluzioni adatte alle mie idee. Non è detto, però, che questa particolare scrittura si uniformi ai canoni accademici…».
A proposito dei Suoi studi in campo filosofico, qual è il Suo pensiero sull’idea pessimistica di un’imminente “morte dell’arte”? «L’arte è un’esperienza abissale, è il rapporto dell’uomo con il “chaos”. Come si può sostenere che questo rapporto oggi sia esaurito? Al contrario, è proprio in un tempo come l’attuale che l’arte assume un ruolo decisivo.»
EGIDIO BONOMI, «Giornale di Brescia», 16 aprile.
Testo integrale → Musica bresciana nella capitale ceca: autore, direttore d’orchestra, pianista tutti bresciani, nel cuore del cuore della Cechia, dove la musica alta è pane quotidiano. Basti dire che, contemporaneamente al concerto dei… bresciani, a Praga si davano altri sei spettacoli sinfonici.
Ma il concerto clou è stata l’esecuzione del Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra e del Dies Irae per soli, coro e orchestra, opere monumentali da quaranta minuti ciascuna del nostro Alberto Bonera. A dirigere l’orchestra Alfonso Scarano, che vive a Castel Mella ed è il primo direttore dell’Orchestra filarmonica (83 elementi) di Stato della Nord Cechia. Enrico Pompili, il pianista, vive e insegna a Brescia, ha domato con mani di vento e tecnica sbalorditiva (vero funambolo della tastiera) le furiose cascate di note del concerto.
Il tutto in prima mondiale nella grande sala ricavata dalla chiesa barocca dei Santi Simone & Giuda, gioiello architettonico ed artistico, abituale sede di concerti, nonché sala prove permanente della stessa orchestra. La complessità delle opere di Bonera ha richiesto sei lunghe prove: rara difficoltà, ma di pari bellezza.
Una première intreccia sempre un filo di scetticismo, per quanto condito di fiducia, rimescolata da immancabile ansia. Alla fine incredulità e sbalordimento: li si coglieva prima di tutti nella quindicina di bresciani al seguito di Bonera in questa prova del nove compositiva, poi nel pubblico, in applausi convintamente insistiti, rivelatori d’una competenza vera, per una musica moderna d’un sentire quasi nevrotico, senza respiro, a velocità esecutiva come se la vita sia imprendibile fuga. E pure a tratti musica di… seta quasi buonumore del sangue e dell’immaginazione.
Bonera fa della libertà d’accento e di ritmo un segno distintivo. Non vuole essere incapsulato, i cambi repentini sono scoppi di note, cui seguono furiosi inseguimenti melodici, il dialogo fra orchestra o parti di essa col pianista è senza respiro. I tre tempi, allegro, andante-mosso (quasi un ossimoro), piuttosto allegro, in realtà non concedono remissioni quanto a velocità esecutiva, complessità e intrecci dove si ravvisano via via, batuffoli di Mahler, un velo di Rachmaninov, parvenze di Shostakovich, perfino un accenno di Gershwin. Eppure musica mirabilmente nuova.
Il Dies Irae ha chiamato in causa il Czech Chamber Choir, la soprano Barbara Solazzo ed il tenore Martin Slavik, meravigliosa la prima, accettabile il secondo, ma bisogna sottolineare che le difficoltà dei cantanti e del coro erano senza pari, perché l’orchestra non dava riferimenti, non un solo strumento dettava la nota con cui iniziare il canto.
Il Dies Irae apre con due colpi di timpano e chiude sul prolungato sol dei contrabbassi. Nel mezzo tutta la drammaticità del Giorno del Giudizio, l’atmosfera d’un abisso di cieli vuoti, in un misto di tremito di serietà dolorosa, compunzione ed estasi, soprattutto là dove il coro veleggia sul quasi gregoriano o propone tratti a bocca chiusa. La forma ha richiesto la mano del direttore Scarano, abile nel «ritoccare» alcuni nei.
Le due opere dell’autore bresciano, tra l’altro, verranno raccolte in CD, già in produzione a Praga. Esordio internazionale di Alberto Bonera a dir nulla sorprendente, dunque, e chissà quante buste (compositive) l’autore ha ancora da aprire. Sì perché Praga più che traguardo è nastro di partenza.
Nota. L’articolo è corredato con 5 fotografie: “1”- Bonera sul palco, al centro dell’orchestra, mentre riceve gli applausi del pubblico; “2”- il direttore Alfonso Scarano; “3”- il pianista Enrico Pornplli; “4” – Bonera davanti alla locandina del concerto; “5”- il soprano Barbara Solazzo.
ENRICO RAGGI, «Giornale di Brescia», domenica 18 agosto.
ENRICO RAGGI, Alberto Bonera – In due nuovi cd le pagine musicali di un eclettico, in «Giornale di Brescia», domenica 18 agosto 2013
Testo integrale → In tempo di crisi Alberto Bonera raddoppia. Escono in contemporanea due suoi nuovi cd: uno presenta la registrazione del concerto praghese del 13 aprile scorso, in programma le prime esecuzioni assolute del suo «Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra» e del «Dies Irae», con Enrico Pompili al pianoforte e Alfonso Scarano direttore (una produzione cd Star, Bologna); l’altro compact (della trevigiana Phoenix Classics) raccoglie la serie degli «Aforismi», tre «Fantasie-Improvviso» per piano solo e due Sonate per violino e pianoforte. Personaggio difficilmente inquadrabile, Bonera: musicista, pittore, filosofo, scrittore, caratterista «categoria in cui hanno cercato inutilmente di rinchiudermi», avverte. Personalità mobile, inquieta, impetuosa e non addomesticabile, come pure emerge dalle sue composizioni: nel secondo Concerto domina la volontà di fare in grande, un senso monumentale, gesti autoritari calati in un melodizzare a lunghe arcate, aura di favola russa, taglio epico, slanci lisztiani, tra disfrenamento istintivo e volontà di potenza. Gli Aforismi, al contrario, sono miniature, larve, fantasmi, visioni, scoppi d’umor nero, fiammate, fenditure su abissi della psiche. Chi è il vero Bonera? Più a suo agio con in mano un pennello o di fronte a uno spartito? Prevale un’individuale epopea o il ripiegamento amaro?
«Entrambe le cose. La mia pagina sinfonica cattura, rielabora e amplifica con impeto, senza temere grandi ondate e forme solidificate del passato. Le miniature cameristiche, invece, sono stazioni della coscienza, un personalissimo “Carnaval”, la storia di un’anima, la mia. Nel Concerto il pianoforte galoppa, tra arpeggi succulenti e ottave sulfuree; gli Aforismi, al contrario, sono intessuti di continue citazioni interiori o esplicite (come il n. 29, in memoria di Chopin). Sono un diario: il tentativo di frenare il tempo, di smentirlo».
Non teme le varie etichette: tardo-romantico, restauratore, decadente, epigono? «E’ il destino di chiunque tenti una sintesi fra storia e modernità. Dialogo con la tradizione, nel tentativo di sorprendere anche l’ascoltatore più scaltrito. Voglio raggiungere la mia verità, con libertà di linguaggio. Per me l’arte è un problema morale. Metto la tecnica al servizio del processo spirituale. I miei brani sono una domanda aperta, un terreno su cui puntare i piedi e da cui ripartire».
MASSIMO VIAZZO, «Musica», n. 252, pagina 53, Varese, dicembre 2013 – gennaio 2014.
MASSIMO VIAZZO, Bonera / Sonata n. 1 per violino e pianoforte – Violino Daniele Richiedei – Pianoforte Enrico Pompili / Sonata n. 2 per violino e pianoforte – Violino Anca Vasile – Pianoforte Enrico Pompili / 33 Aforismi per pianoforte; Fantasia-Improvviso n. 3 per pianoforte; Fantasia-Improvviso n. 4 per pianoforte; Prelude per pianoforte – Pianoforte Enrico Pompili, – PHOENIX PH 23171 – DDD 78:08, in «Musica», rivista di cultura musicale e discografica, n. 252, pagina 53, Zecchini editore, Varese, dicembre 2013 – gennaio 2014.
Testo integrale riguardante Bonera → Il secondo CD della Phoenix riguarda un altro musicista italiano: Alberto Bonera, compositore (e pittore) bresciano contemporaneo che rifugge «le sbornie nichiliste del secondo Novecento». In prima registrazione mondiale possiamo apprezzare le due espansive Sonate per violino e pianoforte affidate a due differenti violinisti entrambi stilisticamente e tecnicamente preparati (la n. 1 a Daniele Richiedei e la n. 2 a Anca Vasile. I pezzi pianistici, tecnicamente ardui e scritti con stringatezza di mezzi e spontaneità del tratto, vengono resi dal pianista Enrico Pompili con lucidità ed espressività affilata, senza mai dimenticare il retaggio romantico ed impressionista del quale queste musiche si nutrono.
2014
CRISTINA FOSSATI, Intervista doppia / Federico Colli – Paul Lewis / …, «Musica insieme», gennaio – febbraio 2014.
CRISTINA FOSSATI, Intervista doppia / Federico Colli – Paul Lewis / Al di là del suono / Dall’Italia all’Inghilterra, due raffinati interpreti ci presentano il loro programma per Musica Insieme, raccontandoci anche, con profondità e passione, la loro filosofia artistica, in pagina 24 di «Musica insieme», n. 1, gennaio – febbraio 2014, Editore Fondazione Musica Insieme, Bologna.
Cristina Fossati: «Quale è a vostro avviso un compositore del passato e del presente da riscoprire?»
Paul Lewis: «…Julius Reubke… morì molto giovane, ma quello che ci ha lasciato è straordinario».
Federico Colli: «La musica contemporanea è come un enorme calderone nel quale è necessario (necessario perché possibile) far luce, portando a galla le opere più meritevoli. Scrivere musica oggi è l’impresa più ardua – e paradossalmente più banale – mai immaginata. Rifuggendo ogni accademismo, ogni preconcetto, sono le libere idee a dover inverarsi nella musica, i pensieri di ordine filosofico e storico a dover parlare, pensieri che trovano nell’arte – oggi più che mai – il loro più grande accomunamento. Ritrovo questi temi fondamentali nella musica di un mio caro amico e mentore: Alberto Bonera».
e. bon. (EGIDIO BONOMI), «Giornale di Brescia», mercoledì 9 aprile.
e. bon. (EGIDIO BONOMI), In ascolto del «Dies irae» di Bonera, in «Giornale di Brescia», mercoledì 9 aprile 2014.
Testo integrale → In attesa d’un’esecuzione con orchestra, coro e solisti, il «Dies Irae» del compositore bresciano Alberto Bonera viene proposto in edizione registrata su cd, ciò che ha tutto il sapore della novità. L’iniziativa è dovuta alla Fondazione Civiltà Bresciana e agli “Amici” della stessa Fondazione, che la proporranno in questa forma sabato prossimo (12 aprile) al mattino, dalle 10, nel salone «Mario Piazza» della sede di vicolo S. Giuseppe.
L’opera di Bonera è stata eseguita in prima assoluta a Praga un anno fa, il 15 aprile, con intenso successo, dall’orchestra di Stato del Nord Cechia, diretta dal maestro bresciano Alfonso Scarano. Nell’occasione era stato proposto anche il Concerto n. 2 per pianoforte ed orchestra, allo strumento il funambolico, e non meno bresciano, maestro Enrico Pompili.
Il «Dies Irae» è opera moderna, della durata di 45 minuti, d’un sentimento quasi nevrotico, senza respiro, a velocità esecutiva come se la vita fosse imprendibile fuga. E pure a tratti musica di… seta quasi buonumore del sangue e dell’immaginazione. Bonera fa della libertà d’accento e di ritmo un segno distintivo. Non vuole essere incapsulato, i cambi repentini sono scoppi di note, cui seguono furiosi inseguimenti melodici.
I tre tempi, allegro, andante-mosso (quasi un ossimoro), piuttosto allegro, in realtà non concedono remissioni quanto a velocità esecutiva, complessità e intrecci, dove si ravvisano, via via, batuffoli di Mahler, un velo di Rachmaninov, parvenze di Shostakovich, perfino un accenno di Gershwin.
La singolare mattinata destinata all’audizione sarà aperta dal saluto di Stefano Ghisleri e allo stesso Alberto Bonera è riservato il compito di “spiegare” un «Dies Irae» che non pare azzardato collocare tra i brani di genere più aderenti al pathos del giorno tremendo dell’ira divina.
2015
en. ra. (ENRICO RAGGI), «Giornale di Brescia», 5 marzo.
en. ra. (ENRICO RAGGI), Bonera tra Chopin e Debussy – Anche una novità del compositore bresciano nel concerto in San Giorgio, in «Giornale di Brescia», 5 marzo 2015.
Testo integrale → Due strumenti tra loro ostili, incompatibili, a tratti alieni; eppure nella loro alterità formano un organico cameristico fra i più amati nella storia della musica. Proprio al duo violoncello e pianoforte Il Cenacolo delle Arti dedica un concerto, questa sera alle 21, nella chiesa di San Giorgio di via Gasparo da Salò (ingresso libero), con la croata Monika Leskovar al violoncello e l’altoatesino Enrico Pompili al pianoforte, entrambi lanciati in prestigiose carriere internazionali.
In programma la «Sonata» di Claude Debussy, la «Introduction et Polonaise brillante» in Do magg. Op. 3 di Frédéric Chopin, le «Variazioni su un tema slovacco» di Bohuslav Martinu, i «Fantasiestücke» Op. 73 di Robert Schumann e una nuova «Sonata» del bresciano Alberto Bonera.
«La novità di Bonera è divisa in quattro movimenti pervasi da una sovrana libertà espressiva – spiega Pompili – ; il primo tempo si muove in un clima romantico di appassionata melodiosità, incorniciato da due sezioni virtuose e toccatistiche; e frequenti imitazioni tastiera/strumento ad arco; in seconda posizione troviamo un intenso e pensoso adagio, con fugaci accenni a un tema chiave della “Carmen”; segue uno Scherzo guizzante e funambolico; nel finale, una prima sezione nebulosa, con tinte espressionistiche, sfocia in una grottesca marcia in 7/8, ironicamente ottimista, con riferimento evidente al finale della “Settima Sonata di Prokofiev e conclusivi fuochi d’artificio di una travolgente tarantella».
«Bonera inventa mondi sonori – aggiunge Leskovar – in cui i classici parametri (melodia, timbro, ritmo) sono accolti e potenziati con gioia dirompente e sovrabbondante fantasia»
LUIGI FERTONANI, «Bresciaoggi», mercoledì 18 novembre.
LUIGI FERTONANI, Recensione / Grande successo per il concerto in duo organizzato dal Cenacolo delle Arti al Polo culturale diocesano / Il nitido e giocoso dialogo Vasile-Pompili / Raffinati abbellimenti creati dalla violinista. Il pianista si è misurato con complesse variazioni, in «Bresciaoggi», mercoledì 18 novembre 2015.
Testo riguardante Bonera → “Poi è venuto il momento della prima esecuzione assoluta del Rondò Fantastico del bresciano Alberto Bonera, pezzo molto bello nel gioco serrato fra i due strumenti”.
2016
EMANUELE SEVERINO, e-mail, 26 dicembre.
EMANUELE SEVERINO, e-mail ad Alberto Bonera, lunedì 26 dicembre 2016.
Caro Professore,
grazie del suo pdf: grazie della sua musica, che ho ascoltato con grandissimo interesse. Non vedo che cos’abbia da invidiare alla musica che oggi va per la maggiore in Italia e all’estero. Molto convincenti l’idea del “frammento” e il contrasto tra il romantico che tenta di riaffiorare ma che è frenato dal più disincantato “realismo”. Congratulazioni! E buon anno!
Emanuele Severino
2017
B. Z. (BERNARDINO ZAPPA), «L’Eco di Bergamo», martedì 18 aprile.
B. Z. (BERNARDINO ZAPPA), Alberto Bonera, ritratti tra arte e pentagramma, in «L’Eco di Bergamo», martedì 18 aprile 2017.
Testo integrale → Un artista diviso tra pittura e musica. È Alberto Bonera, classe 1950, da anni dedito tanto all’arte figurativa, quanto alla composizione musicale. La sua posizione di musicista, in un ambito «classico» contemporaneo, si discosta dalle avanguardie sperimentali, e cerca una linea di continuità con il Novecento storico e con i grandi maestri. Laureato in filosofia, diplomato in pianoforte, allievo di Paolo Ugoletti e Massimo Priori al conservatorio di Brescia, Bonera ha presentato a Milano nei giorni scorsi una inedita galleria di autoritratti e di composizioni pianistiche nel salotto della contessa Pinina Garavaglia di Milano, in uno dei suoi «The artistici» nella sua abitazione. Sotto il titolo «Ritratti musicali» Bonera ha illustrato al pianoforte 10 ritratti che nel frattempo venivano esposti al pubblico, ognuno dei quali caratterizzato da un nome, come «L’invito», «La sorpresa», «L’attenzione», «La seduzione», «L’attesa». Nelle esecuzioni al pianoforte Bonera ha messo in evidenza il retaggio tardo-romantico da cui parte la sua esperienza estetica come compositore, il gusto per ricerche sonore suggestive, non ignaro della lezione di Skrjabin e Prokof’ev in particolare, con un graffio e un gusto lirico spiccato e molto comunicativo, tra impegno improvviso e spianati lirismi. Bonera ha realizzato anche musica da camera, Concerto per pianoforte e orchestra un Dies Irae, riversati in cd: un modo di far musica che dopo Schoenberg, erroneamente, si considera inattuale e disperso.
2018
«Interferenze Musicali»: Bonera con Rizza e Raggi, in «Bresciaoggi», 1 dicembre 2018.
Questa sera, a partire dalle 20.30, Alberto Bonera illustrerà il suo ultimo disco «Interferenze multiple» nell’aula magna del Polo Culturale Diocesano, in città, in via Bollani 20. Un concerto atteso, una
presentazione ufficiale. Per valorizzare le sue composizioni, saranno sul palco Chiara Rizza (nella foto) al pianoforte e il musicologo Enrico Raggi. «Proporrò sequenze di stati d’animo nate come ritratti in musica – ha spiegato l’autore, bresciano, classe 1950, musicista, professore, pittore, filosofo -. Sono creazioni che la contessa Garavaglia ha già voluto al centro di un suo evento con l’aristocrazia milanese. Ho associato a ogni ritratto una mia composizione, attraversando i misteri della notte».
2021
ENRICO RAGGI, «Giornale di Brescia», venerdì 28 maggio.
Presentazione di «Ad maiora», l’ultimo cd di Alberto Bonera e Paolo Ugoletti.
Vittoria Alata, la musica che riscopre la bellezza in «Bresciaoggi», martedì 1 giugno 2021.
Testo integrale → Il pianista bolzanino Enrico Pompili è il protagonista di questa incisione che riunisce le composizioni di due musicisti bresciani – Paolo Ugoletti e Alberto Bonera – in occasione della «riscoperta» Vittoria Alata nel nome «…della bellezza consolatrice in tempi di afflizione».
Pompili, interprete sensibile, inizia con la serie dei 4 Preludi scritti da Ugoletti e dedicati al pianista Maurizio Zana prematuramente scomparso anni fa, e sempre di Ugoletti sono «Le invenzioni del cuore», che comprendono, fra un Preludio e un Commiato, tre Fughe seguite ognuna da un Double, una sorta d’ombra sonora della Fuga appena eseguita.
Di Alberto Bonera è una serie di brani originali che partono da un vibrante «Capriccio in mi a canone interrotto» e proseguono con un «Trittico post-moderno» che culmina in un «Valzer deviato» in stile ottocentesco e che, come dice l’autore, sembra smarrire la sua naturale via per inerpicarsi in percorsi complessi e inconsueti, ritrovando soltanto momentaneamente il filo del discorso musicale.
f. l. (Fabio Larovere) «Corriere della Sera», domenica 27 giugno 2021.
Testo integrale → Un disco dedicato alla Vittoria alata. Lo firmano i compositori Alberto Bonera e Paolo Ugoletti, affidandolo al pianoforte di Enrico Pompili. «Quell’opera – spiegano – dimostra come nella grande arte possano coesistere delicatezza e forza, levità e rigore, seduzione della forma e profondità del pensare, vulnerabilità della bellezza e sovrana bellezza dell’idea». La suite di Ugoletti trova il suo collegamento ideale con la statua con le ali. I pezzi di Bonera si intitolano De captivitate salute e respirano di un romanticismo che non rifugge l’ironia ma anche le aperture verso il jazz.
2022
GIANITO PELLARINI (a cura di), «Alberto Bonera - Excursus artistico» , luglio 2022.
Nota: il volume (176 pagine) rende conto – per la prima volta – di tutta l’attività del maestro; infatti, affianca all’analisi della sua vicenda artistica e dello sviluppo della relativa poetica, l’elenco dettagliato dei 26 concerti nei quali sono risuonate le note delle sue composizioni e degli spazi espositivi che hanno ospitato i suoi dipinti, gli scritti dei critici che si sono occupati del suo lavoro e una bibliografia completa per ricapitolare un percorso di vita interamente intrecciato all’arte. Il tutto, completato con le immagini di 89 dipinti (74 riproduzioni sono a colori in piena pagina e coprono tutto l’excursus dell’autore; le rimanenti 15 sono in bianco e nero e sono dedicate ai ritratti dei protagonisti del mondo musicale), con numerosi scritti dell’artista (una miscellanea di 11 riflessioni sulla musica ed uno zibaldone con 24 testi riguardanti argomenti vari) ed infine con tutte le informazioni connesse agli 8 compact disc nei quali il compositore ha registrato la propria musica.
Il volume ha l’indubbio merito di porre finalmente a fuoco il multiforme lavoro di un eclettico
personaggio che era a tutt’oggi privo di una documentazione organizzata che consentisse di porlo in una giusta luce.
«Excursus» lungo la musica e l'arte di Alberto Bonera - La carriera - Venerdì 7 all'AAB la presentazione del libro curato da Gianito Pellarini, in «Giornale di Brescia», mercoledì 5 ottobre.
«Alberto Bonera – Excursus artistico». Si intitola così un libro che mette a fuoco «il multiforme lavoro di un eclettico personaggio che era a tutt’oggi privo di una documentazione adatta a farlo conoscere». Lo ha curato Gianito Pellarini e già il contesto del «debutto» pubblico è tale da confermare l’affermazione. Il volume, infatti, verrà presentato venerdì prossimo, 7 ottobre, alle 18, nella sede dell’Associazione Artisti Bresciani, in vicolo delle Stelle 4. Con Massimo Tedeschi e Dino Santina, rispettivamente presidente e direttore dell’Aab, siederanno lo stesso Pellarini e il critico musicale Bernardino Zappa. L’attore Daniele Squassina leggerà estratti dal libro e la pianista Chiara Rizza suonerà alcuni brani composti da Bonera nella sua lunga carriera.
Alberto Bonera, nato a Brescia nel 1950, si è laureato in Filosofia all’Università di Pavia, ma ha coltivato inoltre fin da adolescente una grande passione per il pianoforte, strumento nel quale si è diplomato al Conservatorio «Luca Marenzio». Così, dopo aver lasciato (dopo circa un ventennio) l’insegnamento di materie letterarie, si è dedicato anima e corpo alla composizione musicale e artistica.
«Excursus artistico» suddiviso in tre parti: musica, scrittura su argomenti vari (Zibaldone e Miscellanea) e pittura.
La prima sezione sottolinea lo stile personale di Bonera, che coniuga l’antico e il moderno. Sono ricordati, in particolare, la prima raccolta pianistica, «Presagi», e i Dies Irae eseguiti a Praga nel 2013, oltre alla dettagliata descrizione dei 26 concerti e degli 8 compact disc delle sue composizioni.«La musica – afferma Bonera – è il linguaggio del pensiero, quindi il mio approccio alla musica è una conseguenza del mio innamoramento del pensiero. Essa dà la possibilità di comunicare qualcosa di assolutamente intimo e personale, come un sentimento e uno stato d’animo, e di tradurlo in un linguaggio che è comunicazione».
Per quanto riguarda la pittura, si può andare alla recensione della mostra (proprio all’Aab) «Nescio quid», pubblicata dal nostro giornale, a firma Giovanna Capretti, nel 2014: «Dopo una stagione figurativa, Bonera affronta ora l’astrazione, rinunciando a sperimentazioni ardite, ed affidandosi piuttosto all’ormai storicizzata “classicità“ neocubista e informale dei nostri anni Cinquanta, come base consolidata su cui innestare la propria ricerca. Che si muove tra reminiscenze figurative, nell’evocazione di nature morte e di elementi biomorfi attorno a cui si strutturano le composizioni, e l’uso di una pennellata larga e gestuale per definire salde coordinate spaziali. Il tutto secondo accordi cromatici tonali, con una predilezione per la luminosità dei grigi-azzurri e dell’intensità dei marroni e del nero, accesi da improvvisi tocchi timbrici di rosso e arancione». Nel libro sono riportate le immagini di 89 dipinti, di cui 74 a colori in piena pagina che coprono tutto il suo excursus, mentre le rimanenti 15 sono in bianco e nero e sono dedicate ai ritratti degli artisti del mondo musicale.
Il volume di Gianito Pellarini - Alberto Bonera - Tutto sul maestro dalla A alla Zeta, in «Corriere della Sera», venerdì 7 ottobre».
Dialogheranno con Alberto Bonera il curatore del libro Gianito Pellarini, il direttore dell’AAB Dino Santina, il presidente dell’AAB Massimo Tedeschi, il critico musicale Bernardino Zappa. L’attore Daniele Squassina leggerà alcuni brani del libro mentre la pianista Chiara Rizza eseguirà alcuni brani di Alberto Bonera.
2024
ANDREA FAINI «Giornale di Brescia» , martedì 16 aprile
CELLATICA. Ritratto musicale d’autore. Venerdì 19 aprile, alle ore 18, la Casa Museo della Fondazione Paolo e Carolina Zani, a Cellatica, ospiterà un concerto dedicato al compositore bresciano Alberto Bonera, organizzato dallo studio notarile Mistretta e dallo studio di commercialisti Rizzardi Tampalini, in collaborazione con l’Associazione Gasparo da Salò.
La proposta.
L’iniziativa è stata presentata ieri in conferenza stampa. Laura Venturi, per lo studio Rizzardi Tampalini, e Chiara Mistretta hanno rivendicato «la scelta di un evento di valore culturale e musicale, che radica la nostra attività professionale saldamente nel tessuto sociale».
Alessandro Orizio, presidente della Gasparo da Salò, ha ricordato «l’impegno dell’associazione in questi anni in produzioni originali, come lo spettacolo per i cento anni dalla nascita di Agostino Orizio, la Messa di Jenkins, il docu-film su Giancarlo Facchinetti – capaci di coniugare diverse discipline artistiche. Il concerto di venerdì si inserisce in questo percorso, con l’obiettivo di far conoscere un artista di assoluto valore a una più vasta platea».
Ringraziando per l’opportunità di divulgare la sua produzione musicale, Alberto Bonera ha presentato così la sua poetica:
«Il mio tentativo è quello di conciliare tradizione e attualità. I modelli del passato non possono essere semplicemente riprodotti,ma si deve trovare la connessione tra l’idea e l’emozione, il legame con le persone, per un’arte che sia ancora capace di farsi portatrice di significato».
Il programma.
La prima parte del concerto sarà affidata al solo pianoforte, con Chiara Rizza che eseguirà una selezione di nove brani, caratterizzati da un’esplorazione di diversi registri espressivi, chiusa dalle asperità tecniche della «Toccata e fuga».
La seconda esplorerà la produzione cameristica di Bonera, con Claudio Sanna al pianoforte, che prima con Eugien Gargiola al violino eseguirà «L’Adagio dalla prima Sonata per violino e pianoforte», quindi- con la partecipazione di Silvia Dal Paos al violoncello- proporrà due movimenti dal «Trio per violino, violoncello e pianoforte» e infine, con il clarinettista Daniel Roscia, interpreterà il «Fandango».
La serata, in programma presso la Casa Museo della Fondazione Zani, in via Fantasina 8 a Cellatica, sarà condotta da Clara Moreni, critica musicale del Sole 24ore.
ENRICO RAGGI, «Giornale di Brescia», venerdì 17 maggio.
BRESCIA. È un pianoforte-pinnacolo (per osservare il mondo), un pianoforte-tela pittorica (per fissare uomini, situazioni, temperamenti), un pianoforte-rosario (per abbracciare la realtà e portarla ai piedi dell’Eterno) quello suonato da Enrico Pompili, la cui esibizione per il Festival Pianistico è in cartellone domani, sabato, alle 20 al 6th Floor Studio (in via Pasquali 6 a Brescia; il concerto è sold out).
Nel programma i «24 Preludi» del bresciano Alberto Bonera (in prima esecuzione concertistica) e «Regard de l’Eglise d’amour (Sguardo della Chiesa d’amore)», brano conclusivo dei «Vingt Regards sur l’Enfant-Jésus (Venti sguardi su Gesù Bambino)» di Olivier Messiaen.
Enrico Pompili, perché ha scelto Alberto Bonera?
“Frequento Bonera ormai da oltre un ventennio. Lo considero autore affascinante, radicato nella tradizione ma capace di sguardo penetrante e moderno. Un maestro assai personale, inclassificabile, poliedrico, difficilmente ascrivibile a scuole o tendenze. Una scrittura, la sua, innervata di riferimenti espliciti (Schumann, Chopin, Scriabin, Prokofiev) eppure, nello stesso tempo, unica e intrigante. È quindi per me un piacere presentare queste sue gemme pianistiche per la prima volta al Festival.”
Ci parli dell’opera che proporrà in concerto.
“I «24 Preludi», composti dal maestro nel 2022 e da me già incisi su CD, ricalcano il percorso tonale degli analoghi lavori chopiniani (dal do maggiore con relativa tonalità minore, salendo per quinte). Sono pezzi brevi (nell’insieme, circa 40 minuti), di taglio aforistico, concentrati e fulminanti nel tratteggiare volti e personalità. Ognuno è un mondo, una sfilata di maschere, un caleidoscopio di situazioni e di immagini. Vi ritrovo pluralità di atteggiamenti e psicologie, euforia espressiva, emergenza emotiva, comunicazione spontanea, ambizioni fotografiche. Li ho fatti ascoltare a una mia bravissima allieva: «Ma qui ogni motivo è un personaggio e viceversa!», ha reagito.”
Perché conclude il suo programma con Messiaen?
“Ho immaginato un percorso ascensionale, che dalla religiosità inquieta e lampeggiante di Bonera, transiti alla sacralità scabra e granitica di Messiaen. Recentemente avevo eseguito dal vivo l’integrale dei «Venti sguardi su Gesù Bambino»; il pezzo finale è la ricapitolazione dell’intera silloge. Un brano imponente (quasi venti minuti), contemplativo e severo, luminoso e innervato di un potente afflato mistico. Il contrasto con quanto precede è forte, tuttavia prevalgono le affinità spirituali.
Alberto Bonera e Messiaen condividono la medesima fede cattolica (che è anche la mia). Si comportano come i maestri vetrai medievali: non spiegano nulla, ma abbagliano. Aprono porte, staccano stelle lontane, pescano nel Mistero. La loro musica è una mano tesa nell’oscurità che afferra frammenti di Grazia e ne diventa dispensatrice, secondo il suggerimento di Franz Kafka.”